Un’ipotesi assurda e senza senso! Sulla scorta poi, di troppi errori già commessi in passato! Parlo di tutti gli impianti non coerenti con la tipologia del territorio e con la vocazione anche turistica che sono stati concessi con leggerezza in passato. Impossibile..basta progetti speculativi sulla salute della gente!
Non solo gli abitanti di Gianico, ma anche quelli dei comuni limitrofi, anche gli amministratori, anche il senatore dell'Italia dei Valori Gianpietro De Toni di Edolo, l'assessore regionale Monica Rizzi e quello provinciale all'Ambiente Stefano Dotti.
E' stato un vero e proprio "assalto" quello che andato in scena durante tutta la giornata di ieri a Gianico, dove sono stati allestiti 4 banchetti di raccolta firme contro l'impianto di inertizzazione dell'amianto che la ditta Ferriere Scabi vorrebbe costruire nella zona industriale del piccolo comune camuno.
Oltre 5 mila le firme di persone contrarie all'impianto, una cifra incredibilmente alta considerando la velocità con cui sono state raccolte. Un sintomo significativo di quanto la gente tema questo genere di impianti, un messaggio fortissimo nei confronti dei decisori che siederanno nei banchi della conferenza dei servizi che dovrà esprimersi.
L'umore della gente? Battagliero, a dir poco. I residenti si dicono pronti a tutto pur di difendere il loro territorio.
L’ipotesi proposta è di aprire un impianto di “inertizzazione” dell’amianto ( impianto che si basa su processi fisico-chimici e termici atti a trasformare l’amianto in composti inerti ) in alcuni capannoni a Gianico una relazione stilata da esperti che mostra come nel processo di smaltimento dell’impianto non siano previsti “trattamenti preliminari del materiale (come la macinazione)” e come la “durata del trattamento e i livelli termici da raggiungere” sarebbero fonte inequivocabile di impatti ambientali difficili da gestire.
Vale lo stesso per trasporti, movimentazione interna allo stabilimento, consumi di carburanti, prelievo di acque superficiali o di falda, controllo delle emissioni – continua l’articolo – fibre volatili e ricadute di emissione. Da considerare anche l’inasprimento della viabilità in valle per la congestione del traffico a causa dei mezzi pensati in transito. Manca, in sostanza, un impianto pilota che permetta di valutare pienamente pro e contro del processo proposto.È già chiaro in sé che la mancanza di vento in bassa valle causa il ristagno pesante di tutti i fumi trattenendoli sul territorio e in caso di problemi l’impatto, in questo contesto, sarebbe enorme e disastroso con ricadute agghiaccianti su territorio, cittadini e turismo, attività che in valle ferve e si sviluppa attivamente in tanti e diversi ambiti.
No all’amianto in Valle Camonica, no al prevalere degli interessi privati sul bene di quelli pubblici!
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